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Era nell’aria. E forse per qualcuno era anche l’ora.

La commissione Europea ha infatti fissato un pacchetto di misure antidumping necessarie, anche se temporanee, nei confronti dei produttori ed esportatori cinesi di alluminio.

Le imposte previste dalla Commissione variano a seconda della volontà di collaborazione delle imprese coinvolte.

Per le più collaborative i dazi previsti all’ingresso variano dal 30,4% al 38,2%, mentre le meno collaborative con le autorità europee varrà applicato un’imposta provvisoria del 48%. Resta fisso l’importo standard applicabile del 7,5%.

I prodotti interessati dal provvedimento sono barre di alluminio, tubi e canne, profilati saldati e non saldati, non assemblati (tagliati su misura, forati, piegati, smussati, filettati, in lega o non in lega), contenenti non più del 99,3% di alluminio.

La commissione in questi giorni sta stilando una lista delle aziende cinesi verificando la loro disponibilità di cooperazione dove, al momento, sembrano escluse quelle più importanti.

Infatti la Liaoning Zhongwang Group Co, Ltd. And Yingkou Zhongwang Aluminium Business Co. non sembrano manifestare alcuna volontà di collaborazione, motivo per il quale saranno soggette all’aliquota più alta del 48%.

Tutti i produttori inseriti nella lista riceveranno dalla Commissione un quadro prospettico con i calcoli relativi alla propria posizione e potranno segnalare eventuali errori o inesattezze entro il 25 settembre.

Successivamente a questa data la Commissione renderà note attraverso una dettagliata relazione tutte le metodologie applicate per il calcolo delle imposte. Entro il 15 ottobre seguirà un regolamento ufficiale per l’imposizione dei dazi che, fanno sapere dalla Commissione, avrà valore legale a tutti gli effetti.

Le imposte confermate in via definitiva avranno validità per 5 anni.

Mario Conserva, segretario generale della Federation of Aluminium Consumers in Europe, si dice soddisfatto della decisione e aggiunge – “si tratta di una notizia importante, che segna il proseguo del percorso avviato dall’unione europea di tutela del settore dell’alluminio europeo, e rappresenta una risposta concreta all’impegno di molte primarie compagnie distruzione europee, tra cui molte importanti aziende italiane associate a FACE. Si sperava in più tenendo presente le misure prese ad esempio da USA e Canada, comunque è ora necessario proseguire lungo questa strada andando verso l’imposizione dei dazi antidumping sui semilavorati a partire dalla prossima primavera 2021, e rinforzare il ruolo dell’alluminio europeo per la crescita economica e lo sviluppo sostenibile di tutti i paesi dell’unione” – e conclude – “Un obiettivo alla portata dei trasformatori europei, per raggiungere il quale occorrono ulteriori passi avanti, dall’eliminazione del dazio del 6% alle importazione di materiale grezzo, al riconoscimento dell’alluminio green, come FACE propone da tempo”.