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Per affrontare la crisi ed evitare i licenziamenti il sindacato tedesco IG Metall ha ottenuto la riduzione dell’orario di lavoro ed ora sta lavorando per ottenere la settimana corta anche per il contatto nazionale.

A causa della pandemia l’industria dell’auto è minacciata dal crollo occupazionale. Un rischio serio e preoccupante in quanto il settore automotive in Germania conta complessivamente oltre 2 milioni di posti di lavoro e costituisce, da solo, il 5% del Pil.

In realtà il Coronavirus ha soltanto aggravato una situazione che era già profondamente instabile a causa della trasformazione verso la mobilità elettrica, una trasformazione quasi obbligata dalle ormai inevitabili preoccupazioni per i cambiamenti climatici.

Questa trasformazione infatti implica meno manodopera e una significativa diminuzione degli operai a causa dei processi di digitalizzazione che, invece, favoriscono lavoratori e lavoratrici più specializzati.

Come se non bastasse questi cambiamenti strutturali avvengono in un periodo di forte recessione (la peggiore dal secondo dopoguerra) che di certo non favorisce una visione ottimistica dello scenario automotive.

Le manovre governative attuate a fronte dell’emergenza Covid-19 si sono dimostrate non sufficienti per contrastare le difficoltà di aziende e lavoratori.

Oltre la cassa integrazione guadagni (Kurzarbeitergeld) e il sussidio ai lavoratori dall’Agenzia federale per l’impiego, il sindacato tedesco dei metalmeccanici ha chiesto e ottenuto la riduzione dell’orario di lavoro. Non solo.

Jörg Hofmann, segretario generale dell’IG Metall, ha proposto l’introduzione della settimana di quattro giorni in vista del rinnovo del contratto collettivo che partirà, all’inizio del 2021, per circa 4 milioni di metalmeccanici.

Il completamento della manovra prevede infine un adeguamento dei salari, una politica di incentivazione favorendo in questo modo processi utili alla qualificazione professionale.   

Al momento, a livello aziendale, la Bosch, la ZF Friedrichshafen e la Daimler hanno acconsentito alla riduzione dell’orario di lavoro mentre, secondo il sindacato, sono ancora tante le aziende che tendono a contrastare l’emergenza virus con tagli occupazionali, riduzioni del personale e delocalizzazioni che, in alcuni casi, erano state già programmate prima del Covid.